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I ‘colori’ di Giovinazzo
La pittura tra importazioni e botteghe locali dal Medioevo al contemporaneo
a cura di Francesco Di Palo |
EUR 68,00 |
Il volume offre una panoramica completa di una parte preziosa, ma allo stesso tempo meno indagata, del patrimonio artistico di Giovinazzo ossia la pittura che, come una sorta di ‘galleria’ diffusa, impreziosisce, con i suoi valori cultuali, storici e artistici, le chiese parrocchiali e confraternali, nonché i conventi e i luoghi pubblici di rappresentanza della cittadina adriatica. Il ricco itinerario di immagini che attraversa otto secoli di storia, devozione e committenza giovinazzese è, dunque, indagato nei cinque saggi del volume che analizzano lo sviluppo artistico locale, spaziando dalle icone medievali alle tele dell’epoca post-tridentina e barocca, fino alla rilettura contemporanea del sacro, invitando il lettore a guardare con occhi nuovi un patrimonio spesso familiare, ma non sempre pienamente conosciuto. Nel primo capitolo Mariannunziata Annarita Stufano approfondisce l’arte medievale soffermandosi particolarmente sui culti e le iconografie che maggiormente caratterizzano il tessuto e il vissuto devozionale dei giovinazzesi. Le poche opere superstiti di questo periodo mostrano il saldo legame con la tradizione iconografica bizantina a cui afferisce la venerata icona della Madonna di Corsignano, protettrice della città. Il quadro è completato dagli affreschi della chiesa rurale del Padre Eterno, con la sua Déesis, e quelli in stato frammentario sparsi in alcune chiese del territorio. Nel secondo contributo, Francesco De Nicolo analizza la pittura di Età moderna, evidenziando il passaggio dall’epoca delle importazioni artistiche, che ebbero come momento più esaltante l’arrivo del polittico di Lorenzo Lotto per la chiesa di San Felice, di cui sopravvive solo il pannello centrale col santo vescovo in cattedra, alla creazione di botteghe locali nel corso del Sei-Settecento. Il legame di Giovinazzo con Bitonto e la sua “scuola” di pittori è manifestato a inizi del XVII secolo con la firma di Alonso de Corduba, e proseguito con le opere di Nicola Gliri e, soprattutto, con Carlo Rosa iuvenatiensis, artista formatosi a Napoli che fu regista di importanti committenze, preparando la strada alla scuola di Saverio e Giuseppe De Musso. Su questi ultimi vengono offerte numerose novità, ricavate da uno sconosciuto album di disegni conosciuto come Codice Rosa. Sempre sui De Musso si sofferma, nel terzo capitolo, Francesco Di Palo che entra nel dettaglio del Settecento focalizzandosi sulla assai prolifica bottega. Grazie a una macchina produttiva efficiente, Saverio e i suoi figli monopolizzarono la committenza locale ed esportarono numerose tele in località pugliesi, lucane e campane, plasmando l’immaginario religioso del territorio con una pittura che, sebbene non sempre di particolare qualità, risultava alla clientela devozionalmente appagante. Una clientela che, usciti di scena i De Musso, continuò a ricevere simili servigi dal pittore molfettese Vito Calò che in questo volume si profila come l’autentico erede naturale della bottega demussiana. Diego de Ceglia firma il quarto saggio, dedicato alla ricerca d’archivio in cui, attraverso lo studio di documenti storici, inventari e contratti dell’epoca, l’autore ricostruisce i legami tra gli artisti, i loro committenti e i dipinti realizzati. Quest’analisi documentaria permette di dare un nome e una datazione precisa a opere che altrimenti sarebbero rimaste anonime. Il volume si chiude con il contributo di Liliana Tangorra, che si occupa dell’arte contemporanea interpretata da artisti come Giuseppina Pansini e Adolfo Rollo i cui soggetti riguardano ai temi sacri della tradizione iconografica dimostrando come l’arte, superando i confini del tempo, continui a essere un linguaggio vivo e a comunicare il proprio messaggio di fede. Dettagli
Formato: cm 24x31 Pagine: 316 Illustrazioni: 510 a colori Copertina: con alette ISBN: 978-88-8431-977-7 Anno di pubblicazione: 2026
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