DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020
   
I figli del gesuita
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La notte del 16 novembre 1767 un drappello di cavalleria, comandato dal magistrato più alto in carica della potente Dogana di Foggia, bussava alla porta della Casa dei Gesuiti di Orta per comunicare la loro espulsione dal Regno di Napoli e la confisca del loro immenso feudo.
Cominciava così la storia di una delle più belle utopie dell’illuminismo napoletano, che immaginava una società perfetta, basata sul lavoro agricolo ed organizzata in cinque piccole città nella più disabitata, malarica e climaticamente ostile parte del Mezzogiorno: il Tavoliere delle Puglie.
L’autore estrae dalle nebbie del passato una vicenda, a cui si è data scarsa attenzione, soprattutto per il pregiudizio borbonico che ha pervaso la cultura italiana risorgimentale.
È la storia di 410 mentecatti, raccolti in giro per la montagna appenninica e la marina pugliese e mandati a costruire una comunità nuova, dove dialetti, usi, costumi ed esperienze diverse sono obbligati a incontrarsi, conoscersi, fondersi.
Non è un saggio storico, ma non è nemmeno un romanzo storico. L’autore fa usare ai protagonisti le parole che effettivamente hanno scritto in una sorta di documentario storico, che si intreccia con la politica nazionale ed internazionale di Ferdinando IV, intenzionato a liberare il suo regno dalle ingerenze straniere, per farne uno stato orgogliosamente indipendente. È la storia corale di una comunità, che si srotola davanti agli occhi del lettore in un continuo avvicendamento di eventi e di scelte, a volte ondivaghe ed altre perfino contrastanti, perché così era l’arte del governo assoluto e così era la vita dei servi evoluti in sudditi e finalmente decisi a diventare cittadini.
Dettagli
Formato: cm 
Pagine: 600
ISBN: 978-88-8431-574-8
Anno di pubblicazione: 2014


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